17/01/12
La Cina non si fida più dell’olio Italiano… ma noi sappiamo apprezzare la Qualità ?
Ormai è notizia di dominio pubblico che da qualche giorno la Cina non si fida più del nostro olio Italiano, come scrive Carlo Cambi su Libero, “la capitale del falso ci accusa di falso e scende in battaglia contro gli alimenti made in italy”.
Questa, purtroppo, è una delle prime conseguenze dei recenti casi di falso olio italiano e delle recenti inchieste su alcuni oli dichiarati italiani ma che di extra vergine italiano avevano ben poco.
Il danno non è solo di numeri e di valore economico per l’export, ma anche di immagine e di credibilità dell’Italia e dei suoi prodotti all’estero. L’olio rappresenta una sorta di “ambasciatore” della cucina del nostro Paese e della dieta Mediterranea, a cui spesso si associano altre tipicità invidiate in tutto il mondo.
Come un appuntamento fisso, ogni anno l'olio è però protagonista di scandali e di inchieste su poche (in numero ma forse non in quantità) marche commerciali vanno a penalizzare i tantissimi produttori che, con enorme passione, fatica e tenacia, producono un Extravergine eccellente e di grande Qualità, a cui si devono sommare i grandi sforzi di promozione pubblica portata avanti ad ogni livello, dalle Camere di Commercio ai Ministeri.
Basta ricordare un precedente allarme sui falsi italiani tra gli scaffali americani, riportato da Il Salvagente e dagli articoli di Enrico Cinotti, ma anche i più pirotecnici scandali di “Velenitaly”, usciti proprio in prossimità della più importante manifestazione italiana e mondiale del settore.
I risultati ed i dati di quest’ultima inchieste saranno prossimamente noti (speriamo), ma l’argomento ci consente di fare altre “semplici” considerazioni:
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da noi, prima che in Cina, la Qualità è apprezzata e pagata? O forse uno dei primi criteri per scegliere un olio è e rimane il prezzo, scoraggiando chi produce extravergine a non meno di 6 euro/litro ?
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E' pensabile che in un Paese come il nostro, con tante Identità, tanti controlli, tanti Consorzi DOP e IGP (238 le denominazioni italiane riconosciute!), tantissime cultivar (più di 600 varietà di olivi) e tantissime produzioni, tante organizzazioni dei produttori, ad oggi non sia possibile eliminare questi problemi e fare Sistema a vantaggio dei nostri prodotti e produttori ?
Valorizzare le produzioni interne e le loro Identità, lavorare sulla Qualità, reprimere le frodi alimentari e difendersi dalle imitazioni, questi i punti su cui possiamo e dobbiamo lavorare tutti, indipendentemente dalle sigle e dalla appartenenze ideologiche, per poter continuare ad essere orgogliosi di mandare all’estero il nostro “ambasciatore” e di poter esporre la propria Carta d’Identità Italiana.
Tommaso Pardi
Responsabile Gestore Sistema CDI OEVO








